Può la canapa aumentare la produzione di latte degli animali? Secondo una ricerca del progetto Meat and Livestock Australia la risposta è sì.

Il progetto si basa sull’utilizzo di biomassa di canapa per alimentare alcune pecore che ha mostrato un aumento della produzione, indicando il potenziale per un’opzione di alimentazione estiva ad alto rendimento e multiuso per il bestiame.

Nel dettaglio, questo studio condotto dal Department of Primary Industries and Regional Development utilizza prove di alimentazione controllata per studiare gli effetti del consumo di canapa vegetale intera (foglie, steli o fiori) sulle prestazioni e sulla qualità della carne delle pecore.

Bronwyn Blake, che ha guidato il team di ricerca, si è espresso così a proposito del test sulla biomassa di canapa: “Il risultato più profondo è stato l’aumento degli acidi grassi volatili minori, suggerendo un miglioramento della disponibilità di energia e un cambiamento nella composizione della popolazione microbica intestinale, che può spiegare la migliore digeribilità”.

Canapa come coltura foraggera?

Lo studio ha preso in esame quindici montoni Merino del Nuovo Galles del Sud, alimentati con pellet di canapa ottenuto dalla biomassa per un periodo di 56 giorni.

Sono stati presi in esame parametri come digeribilità, prestazioni e tratti di sviluppo e il risultato è stato che in tutti i tessuti misurati sono stati trovati residui di THC.

Questo non può essere presente all’interno dei mangimi destinati al bestiame in Australia (se non in prove di ricerca approvate), ma secondo Blake, i risultati suggeriscono che sarà possibile sviluppare pratiche di gestione per l’alimentazione tramite biomassa di canapa per pecore, capre e bovini che potranno soddisfare le regole australiane.

I risultati porteranno, quindi, a una seconda fase di studio che esplorerà il valore nutrizionale e come soddisfare le norme di mercato per la canapa come possibile coltura foraggera.

Questa ricerca indagherà, inoltre, i percorsi verso il mercato per la canapa alimentata dal bestiame, compresi i tassi di clearance per il THC.

Gli studi effettuati in Italia

Studi sull’utilizzo della canapa per l’alimentazione degli animali sono stati fatti anche in Italia. Basta tornare indietro al 2013, quando uno studio scientifico del CNR finanziato dalla regione Lombardia ha visto una dieta integrata con semi di canapa e lino per un gruppo di caprette.

Il progetto, chiamato FilAgro, si è posto l’obiettivo del miglioramento della qualità delle produzioni lattiero-casearie in termini di salubrità, sicurezza e caratteristiche nutrizionali, sfruttando, ad esempio, gli scarti delle produzioni agro-zootecniche per altri prodotti o per creare energia sfruttando la biomassa per la chiusura della filiera.

È del 2016, invece, la storia di un piccolo allevamento familiare di galline a Massa D’Alba in provincia de L’Aquila che vede come protagonista Silvia Bambagini Oliva.

Silvia ha una madre che soffre di colesterolo alto e, come ben sappiamo, questo alimento è tutt’altro che indicato per chi soffre di questa patologia.

Senza alcuna base scientifica, Silvia ha un’intuizione: e se cambiassimo l’alimentazione delle galline, magari con semi di canapa?

Parte così una collaborazione con l’istituto zooprofilattico di Teramo che inizia ad analizzare tre gruppi di galline alimentate rispettivamente a semi di canapa, lino e cereali misti.

I risultati? Le uova delle galline alimentate con i semi di canapa erano visivamente più grosse, pesavano di più e il contenuto era molto più ricco di grassi Omega-3.

Oggi l’azienda agricola certificata bio Silvia O. vanta 700 galline, alimentate con mangimi variegati con aglio, antibiotico naturale, curcuma, zenzero e altre spezie con carattere disinfettante e parassitario e un totale di oltre 10 mila uova al mese.